Demenze degenerative (Malattia di Alzheimer e Demenza tipo Alzheimer)
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Demenza Tipo Alzheimer:
E' caratterizzata da un
disturbo della memoria ad esordio insidioso, andamento aggravante e
scarsamente responsivo a tentativi di stimolazione. Anche i disturbi del
linguaggio sono un elemento costante della demenza tipo Alzheimer.
Precocemente nel corso della malattia, i pazienti possono presentare
anomia, che successivamente progredisce fino a portare a forme combinate
di afasia espressiva e di comprensione. Il contenuto del discorso può
essere estremamente povero e di scarso significato. Sebbene la capacità di
ripetizione sia relativamente conservata, le capacità di denominazione e
di comprensione vanno incontro ad un progressivo declino. Insieme ad
anomalie delle abilità visuospaziali, che sono comuni, i pazienti possono
presentare difficoltà nel riconoscere gli oggetti (agnosia), nel
ricomporre delle figure (per esempio il quadrante di un orologio) e nel
collocare correttamente gli oggetti nello spazio.
Una caratteristica comune di tali pazienti è la loro
facilità nel disorientarsi e nel perdersi anche nelle immediate vicinanze
dell'abitazione. Le capacità esecutive, come quelle di organizzazione, di
pianificazione e di astrazione sono di solito compromesse con pesanti
ripercussioni sulla sfera lavorativa e sociale.
Disturbi comportamentali o di tipo psichiatrico sono
comuni in questi pazienti. Essi spesso camminano senza meta, si comportano
in maniera aggressiva, accusano allucinazioni visive ben strutturate ed
illusioni, sebbene queste ultime non siano di solito elaborate (spesso
infatti i pazienti riferiscono furto di oggetti o sono sospettosi nei
confronti di altre persone). Si realizzano frequentemente errori
nell'identificazione di persone e luoghi familiari così come possono
svilupparsi irritabilità, ansia e disturbi depressivi. Nonostante questo
declino globale delle funzioni cognitive, le funzioni motorie sono
conservate fino ad una fase avanzata del decorso della malattia, quando
alcuni pazienti sviluppano rigidità e flessione degli arti.
Esiste una notevole variabilità nell'estrinsecazione
clinica e nel grado di progressione nella demenza tipo Alzheimer. Sono
stati pertanto proposti dei sottotipi sulla base dell'età di esordio,
della familiarità, della presenza di sintomi extrapiramidali, ciascuno
caratterizzato da uno specifico profilo neuropsicologico. Di solito i
pazienti hanno una scarsa consapevolezza della loro disabilità e, con il
progredire della malattia, necessitano di un grado sempre maggiore di
assistenza per svolgere le attività funzionali e strumentali della vita
quotidiana. Nonostante una notevole variabilità individuale nel grado di
declino cognitivo e funzionale, la maggior parte dei pazienti nelle fasi
terminali è costretta a letto, in un periodo di tempo compreso tra gli 8 e
i 12 anni dal momento dell'esordio.
Un recente studio prospettivo su 126 pazienti con
demenza tipo Alzheimer ha dimostrato, dal momento dell'esordio dei
sintomi, una sopravvivenza media di 9.3 anni (con un range compreso tra
1.8 e 16 anni). La sopravvivenza si è dimostrata strettamente dipendente
dalla gravità della demenza: la sopravvivenza media per pazienti che
avevano un punteggio al MINI MENTAL STATE EXAMINATION uguale o minore a 18
è risultata di 4.3 anni rispetto ad una sopravvivenza di 7.2 anni in
coloro che avevano un punteggio superiore.
Anche il camminare senza alcuna meta, le cadute e i
disturbi comportamentali quali sospettosità o paranoia, l'agitazione
psicomotoria, l'incontinenza e le allucinazioni sono anch'essi fattori
predittivi di una ridotta sopravvivenza. L'età avanzata ed un'anamnesi
positiva di demenza tipo Alzheimer in un familiare di primo grado sono
fattori di rischio per lo sviluppo di tale patologia. Altri fattori di
rischio proposti ma non confermati comprendono un precedente trauma
cranico, bassa scolarità, sesso femminile, età della madre alla nascita e
contenuto di alluminio nell'acqua potabile.
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La diagnosi:
La diagnosi di demenza tipo Alzheimer è basata sulla
valutazione dello stato mentale effettuata da personale esperto. I due
marker neuropatologici della demenza tipo Alzheimer sono le PLACCHE SENILI
e i GROVIGLI NEUROFIBRILLARI.
Le placche senili, a localizzazione extracellulare,
sono composte da neuriti distrofici con un nucleo centrale di sostanza
amiloide. Una proteina di 42 amminoacidi, la beta-A4, è la principale
costituente dell'amiloide. Essa si trova anche frequentemente depositata
nella parete dei vasi del sistema nervoso centrale. Recentemente è stata
dimostrata la deposizione di proteina amiloide in forma non fibrillare (preamiloide)
in pazienti affetti da demenza di Alzheimer e da sindrome di Down. Questi
depositi possono essere trovati in regioni cerebrali nelle quali non si
rinvengono le classiche placche neuritiche e si ipotizza che essi
rappresentino un'anomalia strutturale precoce nei pazienti affetti da
demenza di Alzheimer.
I grovigli neurofibrillari, l'altro elemento
anatomopatologico caratteristico della malattia, sono strutture basofile,
filamentose, intracitoplasmatiche, che si ritiene contengano proteine
anomale associate ai microtubuli, specialmente la proteina TAU. In ogni
caso, nè le placche neuritiche nè i grovigli neurofibrillari nè le placche
senili confermano la demenza di Alzheimer. Infatti, le placche neuritiche
sono frequentemente riscontrate nel cervello di soggetti anziani non
dementi, ed i grovigli neurofibrillari si ritrovano in altre patologie
quali la demenza pugilistica, il parkinsonismo postencefalitico, la
paralisi progressiva sopranucleare ed il complesso Parkinson-demenza di
Guam.
E' stato recentemente ipotizzato che i corpi di Lewy,
che sono inclusioni citoplasmatiche ed eosinofile classicamente associate
con il morbo di Parkinson, siano presenti nella demenza di Alzheimer più
frequentemente di quanto ritenuto in precedenza e possano caratterizzare
una variante di questa malattia.
Nella demenza di Alzheimer, la perdita neuronale è
presente soprattutto nella corteccia, nell'ippocampo, nell'amigdala e nel
proencefalo basale, compreso il nucleo basale di Meynert ed altre
strutture. Possono essere presenti gradi variabili di depauperamento
neuronale nel locus coeruleus, nei nuclei dorsali del rafe e in altre aree
cerebrali. Il sistema colinergico è principalmente interessato nella
demenza di Alzheimer, come documentato dalla massiccia perdita neuronale
nel nucleo basale di Meynert da dove parte il maggior numero di afferenze
colinergiche corticali. Tipicamente, l'attività della
colina-acetil-transferasi è marcatamente ridotta a livello della corteccia
e dell'ippocampo. Dati preliminari suggeriscono che i sistemi
serotoninergico e noradrenergico possono essere compromessi in misura
variabile. Tali alterazioni sembrano associate ai disturbi di tipo
neuropsichiatrico presenti nella malattia. Si riscontrano inoltre
diminuite concentrazioni di alcuni neuropeptidi, quali la somatostatina,
il CRF (corticotropin releasing factor) ed il neuropeptide-Y, nella
corteccia e nell'ippocampo.
Attualmente viene indagato il ruolo patogenetico degli
amminoacidi eccitatori e dei "Growth Factors" , quale il fattore di
crescita nervoso (NGF).
Infine, notevole interesse è stato rivolto alla
genetica della demenza di Alzheimer, in particolare al cromosoma 21. A
questo proposito è interessante il fatto che i soggetti affetti da
trisomia 21, se raggiungono l'età adulta, vanno invariabilmente incontro
ad una demenza con un quadro neuropatologico simile a quello della demenza
di Alzheimer. Inoltre, sebbene ci sia una connessione tra il cromosoma 21
ed alcuni casi di demenza di Alzheimer familiare ad esordio precoce, tale
rapporto non è stato rinvenuto in altri studi effettuati su pazienti con
demenza di Alzheimer familiare, in particolare in quelli con esordio in
età più avanzata.
E' possibile che la demenza di Alzheimer familiare sia
un'entità geneticamente eterogenea oppure che, data la prevalenza della
malattia, sia difficile distinguere i casi su base genetica da quelli
sporadici. La concomitanza di casi genetici sporadici nell'Alzheimer
familiare rende estremamente difficile capire la relazione fra malattia e
specifiche alterazioni genetiche.