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Maggio 2004
 
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Demenze degenerative (Malattia di Alzheimer e Demenza tipo Alzheimer)

 


 

 

:: Demenza Tipo Alzheimer:


E'
caratterizzata da un disturbo della memoria ad esordio insidioso, andamento aggravante e scarsamente responsivo a tentativi di stimolazione. Anche i disturbi del linguaggio sono un elemento costante della demenza tipo Alzheimer. Precocemente nel corso della malattia, i pazienti possono presentare anomia, che successivamente progredisce fino a portare a forme combinate di afasia espressiva e di comprensione. Il contenuto del discorso può essere estremamente povero e di scarso significato. Sebbene la capacità di ripetizione sia relativamente conservata, le capacità di denominazione e di comprensione vanno incontro ad un progressivo declino. Insieme ad anomalie delle abilità visuospaziali, che sono comuni, i pazienti possono presentare difficoltà nel riconoscere gli oggetti (agnosia), nel ricomporre delle figure (per esempio il quadrante di un orologio) e nel collocare correttamente gli oggetti nello spazio.

 

Una caratteristica comune di tali pazienti è la loro facilità nel disorientarsi e nel perdersi anche nelle immediate vicinanze dell'abitazione. Le capacità esecutive, come quelle di organizzazione, di pianificazione e di astrazione sono di solito compromesse con pesanti ripercussioni sulla sfera lavorativa e sociale.

Disturbi comportamentali o di tipo psichiatrico sono comuni in questi pazienti. Essi spesso camminano senza meta, si comportano in maniera aggressiva, accusano allucinazioni visive ben strutturate ed illusioni, sebbene queste ultime non siano di solito elaborate (spesso infatti i pazienti riferiscono furto di oggetti o sono sospettosi nei confronti di altre persone). Si realizzano frequentemente errori nell'identificazione di persone e luoghi familiari così come possono svilupparsi irritabilità, ansia e disturbi depressivi. Nonostante questo declino globale delle funzioni cognitive, le funzioni motorie sono conservate fino ad una fase avanzata del decorso della malattia, quando alcuni pazienti sviluppano rigidità e flessione degli arti.

Esiste una notevole variabilità nell'estrinsecazione clinica e nel grado di progressione nella demenza tipo Alzheimer. Sono stati pertanto proposti dei sottotipi sulla base dell'età di esordio, della familiarità, della presenza di sintomi extrapiramidali, ciascuno caratterizzato da uno specifico profilo neuropsicologico. Di solito i pazienti hanno una scarsa consapevolezza della loro disabilità e, con il progredire della malattia, necessitano di un grado sempre maggiore di assistenza per svolgere le attività funzionali e strumentali della vita quotidiana. Nonostante una notevole variabilità individuale nel grado di declino cognitivo e funzionale, la maggior parte dei pazienti nelle fasi terminali è costretta a letto, in un periodo di tempo compreso tra gli 8 e i 12 anni dal momento dell'esordio.

Un recente studio prospettivo su 126 pazienti con demenza tipo Alzheimer ha dimostrato, dal momento dell'esordio dei sintomi, una sopravvivenza media di 9.3 anni (con un range compreso tra 1.8 e 16 anni). La sopravvivenza si è dimostrata strettamente dipendente dalla gravità della demenza: la sopravvivenza media per pazienti che avevano un punteggio al MINI MENTAL STATE EXAMINATION uguale o minore a 18 è risultata di 4.3 anni rispetto ad una sopravvivenza di 7.2 anni in coloro che avevano un punteggio superiore.

Anche il camminare senza alcuna meta, le cadute e i disturbi comportamentali quali sospettosità o paranoia, l'agitazione psicomotoria, l'incontinenza e le allucinazioni sono anch'essi fattori predittivi di una ridotta sopravvivenza. L'età avanzata ed un'anamnesi positiva di demenza tipo Alzheimer in un familiare di primo grado sono fattori di rischio per lo sviluppo di tale patologia. Altri fattori di rischio proposti ma non confermati comprendono un precedente trauma cranico, bassa scolarità, sesso femminile, età della madre alla nascita e contenuto di alluminio nell'acqua potabile.

 

:: La diagnosi:

La diagnosi di demenza tipo Alzheimer è basata sulla valutazione dello stato mentale effettuata da personale esperto. I due marker neuropatologici della demenza tipo Alzheimer sono le PLACCHE SENILI e i GROVIGLI NEUROFIBRILLARI.

Le placche senili, a localizzazione extracellulare, sono composte da neuriti distrofici con un nucleo centrale di sostanza amiloide. Una proteina di 42 amminoacidi, la beta-A4, è la principale costituente dell'amiloide. Essa si trova anche frequentemente depositata nella parete dei vasi del sistema nervoso centrale. Recentemente è stata dimostrata la deposizione di proteina amiloide in forma non fibrillare (preamiloide) in pazienti affetti da demenza di Alzheimer e da sindrome di Down. Questi depositi possono essere trovati in regioni cerebrali nelle quali non si rinvengono le classiche placche neuritiche e si ipotizza che essi rappresentino un'anomalia strutturale precoce nei pazienti affetti da demenza di Alzheimer.

I grovigli neurofibrillari, l'altro elemento anatomopatologico caratteristico della malattia, sono strutture basofile, filamentose, intracitoplasmatiche, che si ritiene contengano proteine anomale associate ai microtubuli, specialmente la proteina TAU. In ogni caso, nè le placche neuritiche nè i grovigli neurofibrillari nè le placche senili confermano la demenza di Alzheimer. Infatti, le placche neuritiche sono frequentemente riscontrate nel cervello di soggetti anziani non dementi, ed i grovigli neurofibrillari si ritrovano in altre patologie quali la demenza pugilistica, il parkinsonismo postencefalitico, la paralisi progressiva sopranucleare ed il complesso Parkinson-demenza di Guam.

E' stato recentemente ipotizzato che i corpi di Lewy, che sono inclusioni citoplasmatiche ed eosinofile classicamente associate con il morbo di Parkinson, siano presenti nella demenza di Alzheimer più frequentemente di quanto ritenuto in precedenza e possano caratterizzare una variante di questa malattia.

Nella demenza di Alzheimer, la perdita neuronale è presente soprattutto nella corteccia, nell'ippocampo, nell'amigdala e nel proencefalo basale, compreso il nucleo basale di Meynert ed altre strutture. Possono essere presenti gradi variabili di depauperamento neuronale nel locus coeruleus, nei nuclei dorsali del rafe e in altre aree cerebrali. Il sistema colinergico è principalmente interessato nella demenza di Alzheimer, come documentato dalla massiccia perdita neuronale nel nucleo basale di Meynert da dove parte il maggior numero di afferenze colinergiche corticali. Tipicamente, l'attività della colina-acetil-transferasi è marcatamente ridotta a livello della corteccia e dell'ippocampo. Dati preliminari suggeriscono che i sistemi serotoninergico e noradrenergico possono essere compromessi in misura variabile. Tali alterazioni sembrano associate ai disturbi di tipo neuropsichiatrico presenti nella malattia. Si riscontrano inoltre diminuite concentrazioni di alcuni neuropeptidi, quali la somatostatina, il CRF (corticotropin releasing factor) ed il neuropeptide-Y, nella corteccia e nell'ippocampo.

Attualmente viene indagato il ruolo patogenetico degli amminoacidi eccitatori e dei "Growth Factors" , quale il fattore di crescita nervoso (NGF).

Infine, notevole interesse è stato rivolto alla genetica della demenza di Alzheimer, in particolare al cromosoma 21. A questo proposito è interessante il fatto che i soggetti affetti da trisomia 21, se raggiungono l'età adulta, vanno invariabilmente incontro ad una demenza con un quadro neuropatologico simile a quello della demenza di Alzheimer. Inoltre, sebbene ci sia una connessione tra il cromosoma 21 ed alcuni casi di demenza di Alzheimer familiare ad esordio precoce, tale rapporto non è stato rinvenuto in altri studi effettuati su pazienti con demenza di Alzheimer familiare, in particolare in quelli con esordio in età più avanzata.

E' possibile che la demenza di Alzheimer familiare sia un'entità geneticamente eterogenea oppure che, data la prevalenza della malattia, sia difficile distinguere i casi su base genetica da quelli sporadici. La concomitanza di casi genetici sporadici nell'Alzheimer familiare rende estremamente difficile capire la relazione fra malattia e specifiche alterazioni genetiche.

 

 

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